No crescita, no stabilità
All’ultimo miglio pre-ripresa, Madrid ci scavalca sui Bond
L’ultimo miglio dell’Italia prima dell’attesa uscita dalla recessione – il miglio percorso dal paese tra aprile e giugno – è stato più impervio del previsto, stando ai dati sull’andamento del prodotto interno lordo resi noti ieri dall’Istat. Al punto che ora anche la Spagna ci supera, almeno se dovessimo giudicare in base alla minore rischiosità del debito pubblico iberico percepita degli investitori. Ieri le Borse europee hanno chiuso in rialzo sulla scia dei dati positivi cinesi (vedi articolo a pagina tre), ma Milano ha guadagnato solo mezzo punto, Madrid invece l’1,9 per cento.
6 AGO 20

L’ultimo miglio dell’Italia prima dell’attesa uscita dalla recessione – il miglio percorso dal paese tra aprile e giugno – è stato più impervio del previsto, stando ai dati sull’andamento del prodotto interno lordo resi noti ieri dall’Istat. Al punto che ora anche la Spagna ci supera, almeno se dovessimo giudicare in base alla minore rischiosità del debito pubblico iberico percepita degli investitori. Ieri le Borse europee hanno chiuso in rialzo sulla scia dei dati positivi cinesi (vedi articolo a pagina tre), ma Milano ha guadagnato solo mezzo punto, Madrid invece l’1,9 per cento.
Secondo la nota dell’Istat, nel secondo trimestre del 2013 il pil è sceso dello 0,3 per cento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, e del 2,1 per cento dallo stesso periodo di un anno fa. Ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, non ha commentato la notizia, anche se ad agosto aveva giudicato come pessimiste le stime preliminari dell’Istituto sull’andamento dell’economia italiana. Un mese fa, però, i dati erano perfino un po’ migliori di quelli di ieri: le stime preliminari sul secondo trimestre dicevano infatti che il pil era sceso dello 0,2 per cento su base congiunturale (invece che dello 0,3 definitivo) e del 2 per cento su base tendenziale (invece che del 2,1).
Secondo la nota dell’Istat, nel secondo trimestre del 2013 il pil è sceso dello 0,3 per cento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, e del 2,1 per cento dallo stesso periodo di un anno fa. Ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, non ha commentato la notizia, anche se ad agosto aveva giudicato come pessimiste le stime preliminari dell’Istituto sull’andamento dell’economia italiana. Un mese fa, però, i dati erano perfino un po’ migliori di quelli di ieri: le stime preliminari sul secondo trimestre dicevano infatti che il pil era sceso dello 0,2 per cento su base congiunturale (invece che dello 0,3 definitivo) e del 2 per cento su base tendenziale (invece che del 2,1).
Saccomanni un mese fa aveva chiosato: “Credo che il dato risentisse della stasi politica che ha caratterizzato l’economia fino a maggio; a quel punto però c’è stato l’effetto delle misure di rilancio”. Parole che, alla luce delle fibrillazioni politiche che si registrano nuovamente in queste ore, con scenari di caduta dell’esecutivo all’ordine del giorno, potrebbero sembrare esse stesse un po’ troppo ottimistiche. Nessuno si era fatto troppe illusioni, certo: governo e ministro dell’Economia nelle scorse settimane hanno sempre detto che la ripresa si sarebbe vista soltanto nella seconda metà dell’anno, cioè ora. Questi dati, però, alla vigilia del 20 settembre, data in cui il governo dovrà presentare alle Camere la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), non semplificheranno i compiti dell’esecutivo. Se l’obiettivo resta quello di non sforare il vincolo europeo del 3 per cento sul rapporto deficit/pil, un calo del denominatore più forte del previsto ridurrebbe ancora i margini di manovra sulla gestione della spesa pubblica.
Visco (Bankitalia) sull’instabilità politica
Sempre ieri, gli investitori hanno mostrato di ritenere meno rischioso il debito spagnolo rispetto a quello italiano. Lo scarto è minimo, ma il sorpasso non avveniva dalla primavera del 2012. Scriveva il País sul suo sito web: “A pochi minuti dalle 10 di mattina, il premio di rischio (rispetto al Bund tedesco, ndr) che gli investitori esigono dai buoni del Tesoro decennali spagnoli si è abbassato a 247 punti, mentre l’Italia si situa a 248 punti”. La spiegazione prevalente offerta dagli analisti italiani è la sopraggiunta instabilità politica in Italia: il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, è a rischio espulsione dal Parlamento, con annesso pericolo di crollo della grande coalizione che sostiene il governo Letta. Ieri mattina il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha confermato che “nella prima metà del 2013 il pil è diminuito ancora, ma a un ritmo più lento. Il declino della produzione dovrebbe fermarsi nei prossimi mesi”. Poi un avvertimento: restano i rischi al ribasso, rappresentati “dalla possibilità di una instabilità politica”. Quasi un eufemismo, rispetto agli attuali dissapori nella maggioranza. Gli analisti internazionali, invece, a partire da quelli spagnoli, sottolineano che il “sorpasso” è anche merito di Madrid, non soltanto colpa di Roma. Nel secondo trimestre, il pil iberico è sceso soltanto dello 0,1 per cento (rispetto al meno 0,6 per cento del primo trimestre), mentre per l’anno prossimo la crescita stimata dagli osservatori è dell’1 per cento, distante dal più 1,8 previsto dal governo, ma nettamente positiva. D’altronde la stessa Istat, nella sua nota di ieri, abbozza una comparazione impietosa per l’Italia: mentre il nostro pil nell’ultimo trimestre è sceso di 0,3 punti, lo stesso indicatore è aumentato in Germania e nel Regno Unito dello 0,7 per cento, negli Stati Uniti dello 0,6, in Francia dello 0,5. Secondo l’ultimo rapporto di previsione del Centro Europa Ricerche, il pil italiano si contrarrà anche nel terzo trimestre del 2013, e nel prossimo biennio avremo “una crescita cumulata di poco più di due punti percentuali”.
Visco (Bankitalia) sull’instabilità politica
Sempre ieri, gli investitori hanno mostrato di ritenere meno rischioso il debito spagnolo rispetto a quello italiano. Lo scarto è minimo, ma il sorpasso non avveniva dalla primavera del 2012. Scriveva il País sul suo sito web: “A pochi minuti dalle 10 di mattina, il premio di rischio (rispetto al Bund tedesco, ndr) che gli investitori esigono dai buoni del Tesoro decennali spagnoli si è abbassato a 247 punti, mentre l’Italia si situa a 248 punti”. La spiegazione prevalente offerta dagli analisti italiani è la sopraggiunta instabilità politica in Italia: il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, è a rischio espulsione dal Parlamento, con annesso pericolo di crollo della grande coalizione che sostiene il governo Letta. Ieri mattina il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha confermato che “nella prima metà del 2013 il pil è diminuito ancora, ma a un ritmo più lento. Il declino della produzione dovrebbe fermarsi nei prossimi mesi”. Poi un avvertimento: restano i rischi al ribasso, rappresentati “dalla possibilità di una instabilità politica”. Quasi un eufemismo, rispetto agli attuali dissapori nella maggioranza. Gli analisti internazionali, invece, a partire da quelli spagnoli, sottolineano che il “sorpasso” è anche merito di Madrid, non soltanto colpa di Roma. Nel secondo trimestre, il pil iberico è sceso soltanto dello 0,1 per cento (rispetto al meno 0,6 per cento del primo trimestre), mentre per l’anno prossimo la crescita stimata dagli osservatori è dell’1 per cento, distante dal più 1,8 previsto dal governo, ma nettamente positiva. D’altronde la stessa Istat, nella sua nota di ieri, abbozza una comparazione impietosa per l’Italia: mentre il nostro pil nell’ultimo trimestre è sceso di 0,3 punti, lo stesso indicatore è aumentato in Germania e nel Regno Unito dello 0,7 per cento, negli Stati Uniti dello 0,6, in Francia dello 0,5. Secondo l’ultimo rapporto di previsione del Centro Europa Ricerche, il pil italiano si contrarrà anche nel terzo trimestre del 2013, e nel prossimo biennio avremo “una crescita cumulata di poco più di due punti percentuali”.